Classi di pericolo merci pericolose: la guida semplice

classi di pericolo

Le merci pericolose sono suddivise in nove classi di pericolo, definite dalle Raccomandazioni delle Nazioni Unite e recepite da tutti i principali regolamenti di trasporto, dall’ADR per la strada al codice IMDG per il mare, dal RID per la ferrovia alle disposizioni ICAO-IATA per l’aria.

Ogni classe raggruppa sostanze e oggetti che, durante il trasporto, possono comportarsi in modo simile, incendiandosi, esplodendo, corrodendo, contaminando o reagendo con l’acqua. La classificazione non è un adempimento formale, ma il punto di partenza di ogni spedizione, perché da essa discendono l’imballaggio da utilizzare, le etichette da applicare e le condizioni con cui la merce può viaggiare.

Un errore commesso in questa fase si propaga lungo tutta la catena logistica e si traduce, nella migliore delle ipotesi, nel rifiuto del carico al terminal.

Che cosa sono le merci pericolose e a che cosa serve dividerle in classi

Sono considerate merci pericolose le materie e gli oggetti il cui trasporto è vietato dalla normativa internazionale oppure ammesso soltanto a determinate condizioni.

La definizione, apparentemente circolare, contiene un principio importante, la pericolosità non è una qualità assoluta della sostanza ma una valutazione riferita alla fase di trasporto.

Un prodotto perfettamente innocuo se conservato in un capannone climatizzato può diventare critico quando viene stivato in una nave, sottoposto a vibrazioni per centinaia di chilometri oppure esposto alla depressurizzazione di una stiva aerea.

La classe di pericolo, di conseguenza, non descrive la composizione chimica del prodotto ma le caratteristiche chimico-fisiche di una sostanza e il relativo comportamento che esso può avere durante il viaggio. È una differenza sostanziale, e spiega perché due sostanze chimicamente lontanissime possano condividere la stessa classe.

Il vantaggio pratico di questo sistema è la leggibilità immediata, chiunque entri in contatto con il collo, dal magazziniere che lo movimenta all’operatore dei vigili del fuoco che interviene su un incidente, ricava in pochi istanti l’informazione che gli serve senza dover conoscere la formula del contenuto.

Va aggiunto che una sostanza può presentare più pericoli contemporaneamente, per esempio essere tossica e corrosiva. In quel caso viene assegnata a una sola classe primaria, quella corrispondente al pericolo preponderante, mentre gli altri rischi vengono segnalati come pericoli sussidiari attraverso etichette aggiuntive.

Da dove nascono le classi di pericolo

Tutti i criteri relativi alla classificazione delle merci pericolose (tutte tranne i radioattivi) sono raccolti nel “Recommendations on the Transport of Dangerous Goods – Model Regulation”, il cosiddetto “Orange Book”.

I Materiali radioattivi sono regolamentati da procedure sviluppate da IAEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) e pubblicate nel “Regulations for the Safe Transport of Radioative Material”

La base delle normative ADR, RID, IMDG e ICAO – IATA (normative specifiche a seconda della modalità di trasporto) sono le Raccomandazioni dell’ONU, pertanto anche la classificazione al trasporto delle merci pericolose è identica per tutte le modalità.

In tal modo è garantita la coerenza fra le modalità di trasporto, ovvero la classificazione di un prodotto pericoloso è la stessa per qualsiasi modalità di trasporto.

La conseguenza operativa è chiara, una merce classificata correttamente, mantiene la stessa classe per il trasporto stradale (ADR), via mare (IMDG Code) e via aerea (ICAO – IATA), mentre cambiano le quantità ammesse, i documenti richiesti e il livello di severità dei controlli.

Chi ha la responsabilità di classificare la merce

La responsabilità della classificazione ricade sul produttore e sullo speditore, non sul trasportatore.

Chi immette un prodotto sul mercato conosce la sua composizione e le sue proprietà, e ha quindi l’obbligo di determinare se rientri fra le merci pericolose e a quale classe appartenga. Lo strumento operativo attraverso cui questa informazione viene divulgata è la scheda di sicurezza (MSDS), in particolare la sezione dedicata alle informazioni sul trasporto, dove devono comparire numero ONU (o numero UN), denominazione ufficiale, classe, gruppo di imballaggio ed eventuali pericoli sussidiari.

Nella pratica quotidiana accade con una certa frequenza che quella sezione sia incompleta, generica oppure compilata in modo difforme fra fornitori diversi. Quando ciò avviene, la merce non è pronta per essere spedita e occorre una verifica tecnica prima di procedere all’imballaggio, perché ogni decisione successiva poggia su quel dato.

Le nove classi di pericolo spiegate una per una

Prima di entrare nel dettaglio conviene sciogliere un equivoco che ricorre di frequente.

Le classi di pericolo sono nove, numerate da uno a nove, ma le classi 1, 2 ,4 ,5 e 6, sono suddivise internamente in divisioni a seconda delle caratteristiche delle sostanze stesse (per esempio la classe 2 dei gas è suddivisa in Divisione 2.1 per gas infiammabili, Divisione 2.2 per gas non infiammabili, Divisione 2.3 per gas tossici)

L’ordine di numerazione, va precisato, non esprime una scala crescente o decrescente di gravità, la classe 9 non è meno pericolosa della classe 1, semplicemente raccoglie rischi che non trovano collocazione altrove. Ogni classe è identificata da un’etichetta a forma di losanga, un quadrato appoggiato sulla punta, il cui colore e simbolo comunicano il tipo di rischio a colpo d’occhio. La tabella che segue riassume l’impianto completo, associando a ciascuna classe la denominazione ufficiale e alcuni esempi di prodotti che le aziende spediscono abitualmente, spesso senza rendersi conto della loro natura regolamentata.

ClasseDenominazione ufficialeEsempi di merci di uso comune
Classe 1EsplosiviMunizioni, fuochi d’artificio

Segnalatori di fumo per soccorso

razzi di soccorso

articoli pirotecnici

Div. 1.1Esplosivi con pericolo di esplosione di massa
Div. 1.2Esplosivi con pericolo di proiezione ma non di esplosione di massa
Div. 1.3Esplosivi con periocolo di incendio o minore pericolo di proiezione o entrambi
Div. 1.4Esplosivi presentanti nessun rilevante pericolo
Div. 1.5Sostanze poco sensibili agli urti ma con pericolo di esplosione di massa
Div. 1.6Articoli poco sensibili agli urti che non hanno pericolo di esplosione di massa
Classe 2Gas
Div. 2.1Gas InfiammabiliButano, propano, accendini
Div. 2.2Gas Non Infiammabili, Non tossiciAnidride carbonica, azoto, estintori
Div. 2.3Gas TossiciAmmoniaca, cloro, acido cianidrico
Classe 3Liquidi infiammabiliVernici, solventi, diluenti, profumi, alcol, carburanti
Classe 4
Div. 4.1Solidi infiammabili, materie autoreattive ed esplosivi solidi desensibilizzatiZolfo, fiammiferi, celluloide, alcune resine in polvere
Div. 4.2Materie soggette ad accensione spontaneaFosforo bianco, Fosforo rosso, carbone attivo di certi tipi
Div. 4.3Materie che a contatto con l’acqua sviluppano gas infiammabiliLitio metallico, sodio metallico, magnesio in polvere
Classe 5
Div. 5.1Materie comburentiAcqua ossigenata concentrata, nitrati, clorati
Div. 5.2Perossidi organiciCatalizzatori per resine, induritori per vetroresina
Classe 6
Div. 6.1Materie tossichePesticidi, cianuri, alcuni reagenti di laboratorio
Div. 6.2Materie infettantiMaterie infettive, OGM, campioni diagnostici, colture batteriche, campioni di pazienti
Classe 7Materiali radioattiviSorgenti per gammagrafia, radiofarmaci, rilevatori industriali
Classe 8Materie corrosiveAcido solforico, soda caustica, acido cloridrico, batterie al piombo
Classe 9Materie e oggetti pericolosi diversiBatterie al litio, amianto, veicoli, materiali magnetizzati, ghiaccio secco, inquinanti ambientali

Dalla classe 1 alla classe 4, esplosivi, gas, liquidi e solidi infiammabili

  • la classe 1 comprende materie e oggetti esplosivi ed è internamente articolata in sei divisioni, ordinate in base al fatto che il rischio prevalente sia l’esplosione di massa, la proiezione di frammenti oppure l’incendio. È la classe soggetta al regime autorizzativo più rigido, e comprende anche articoli di uso corrente come fuochi d’artificio, munizioni sportive e generatori di gas per airbag;
  • la classe 2 riunisce i gas, distinti in infiammabili, non infiammabili e non tossici, e tossici. Vi rientrano bombole di gas tecnici, aerosol, estintori e gas refrigeranti, categorie che generano un volume di spedizioni molto elevato e che vengono spesso sottovalutate proprio per la loro diffusione;
  • la classe 3 riguarda i liquidi infiammabili, individuati attraverso il punto di infiammabilità, ossia la temperatura alla quale il liquido emette vapori capaci di innescarsi; vernici, solventi, diluenti, inchiostri e prodotti cosmetici a base alcolica costituiscono la parte più consistente di questa classe;
  • la classe 4, infine, si articola in tre divisioni che condividono la combustibilità ma differiscono per il meccanismo di innesco, dai solidi infiammabili alle materie che si accendono spontaneamente a contatto con l’aria, fino a quelle che liberano gas infiammabili quando incontrano l’acqua.

Dalla classe 5 alla classe 9, comburenti, tossici, radioattivi, corrosivi e diversi

  • la classe 5 distingue le materie comburenti, che non bruciano da sole ma alimentano la combustione di altri materiali cedendo ossigeno, dai perossidi organici, sostanze termicamente instabili che, a volte, richiedono controllo della temperatura durante il trasporto.
  • la classe 6 separa le materie tossiche per la salute umana, pericolose per ingestione, inalazione o contatto cutaneo, dalle materie infettanti, che contengono agenti patogeni; quest’ultima divisione riguarda da vicino il settore sanitario e diagnostico, dove il trasporto di campioni biologici segue procedure di confezionamento particolarmente rigorose.
  • la classe 7 raccoglie i materiali radioattivi ed è governata da un impianto normativo autonomo e considerevolmente più severo, che coinvolge anche autorità di controllo specifiche;
  • la classe 8 comprende le materie corrosive, capaci di danneggiare i tessuti viventi e di intaccare i materiali con cui vengono a contatto, comprese le pareti dell’imballaggio e le strutture del mezzo di trasporto;
  • la classe 9, infine, funziona come contenitore residuale per materie e oggetti che presentano un pericolo durante il trasporto senza rientrare nelle definizioni precedenti. Vi si trovano le batterie agli ioni di litio, i materiali magnetizzati, il ghiaccio secco, le sostanze pericolose per l’ambiente acquatico e i veicoli con motore a combustione interna.

Numero ONU, gruppo di imballaggio ed etichette, come si legge un collo

La classe di pericolo, presa isolatamente, non è sufficiente a individuare una merce.

L’identificazione completa poggia su quattro elementi che viaggiano sempre insieme:

  • il numero ONU;
  • la denominazione ufficiale di trasporto;
  • la classe di pericolo;
  • il gruppo di imballaggio (quando previsto).

Questi quattro dati compaiono sul documento di trasporto e trovano riscontro fisico sulla marcatura del collo, che riporta il numero ONU preceduto dalla sigla UN e le etichette a losanga corrispondenti al pericolo primario e a quelli sussidiari.

Occorre distinguere con precisione due famiglie di segnali che vengono spesso confuse: pittogrammi relativi al GHS (Globally Harmonized System of Classification and Labelling of Chemicals) identificano sostanze e miscele che rappresentano un pericolo per la salute, l’ambiente e la sicurezza fisica, applicati direttamente su flaconi, bottiglie, barattoli, fusti, taniche e contenitori industriali di sostanze o miscele chimiche, sono simboli grafici inseriti in una cornice a forma di rombo rosso su fondo bianco. Questi pittogrammi riguardano l’utilizzo del prodotto e non identificano un pericolo per il trasporto.

Etichette di pericolo per il trasporto (ADR, IMDG, ICAO-IATA) indicano i rischi legati alle condizioni di trasporto che sono differenti a seconda della modalità, sono di colori diversi e vengono applicate su ciascun collo sulla base delle normative che regolamentano il trasporto interessato. Le etichette di pericolo devono essere conformi alle classi di pericolo che sono indicate anche sui documenti di trasporto delle merci pericolose: DDT ADR, Multimodal Document for dangerous goods, Shipper’s declaration

Che cos’è il numero ONU e perché non coincide con la classe

Il numero ONU è una sequenza di quattro cifre attribuita individualmente a ciascuna sostanza o categoria di oggetti da un comitato delle Nazioni Unite.

La classe, al contrario, individua la famiglia di rischio a cui la sostanza appartiene. Ne consegue che merci diverse possono condividere la stessa classe mantenendo numeri ONU differenti, esattamente come prodotti diversi condividono la stessa categoria merceologica pur avendo codici distinti.

Il numero ONU è la chiave d’accesso alla tabella nominativa contenuta nei regolamenti di trasporto, dalla quale si ricavano le istruzioni di imballaggio applicabili, le quantità ammesse in regime agevolato, le disposizioni speciali e le prescrizioni relative alla segregazione.

In termini operativi, senza numero ONU non è possibile scegliere l’imballaggio corretto, perché è quel codice, non la classe, a determinare quale istruzione seguire.

Gruppi di imballaggio I, II e III, che cosa cambia in pratica

Il gruppo di imballaggio esprime il grado di pericolosità all’interno della classe e si articola su tre livelli, il gruppo I per il pericolo elevato, il gruppo II per quello medio e il gruppo III per quello basso.

Questa graduazione ha una ricaduta diretta e misurabile sull’imballaggio da utilizzare, perché gli imballaggi omologati riportano nella marcatura ONU una lettera identificativa, X, Y oppure Z, che indica per quali gruppi di imballaggio sono stati approvati.

Un imballaggio marcato X è idoneo per tutti e tre i gruppi, uno marcato Y copre il secondo e il terzo, uno marcato Z soltanto il terzo.

L’omologazione si ottiene superando prove di laboratorio standardizzate, fra cui caduta, tenuta, pressione interna e impilamento.

Va segnalato che alcune classi non prevedono l’assegnazione a gruppi di imballaggio, in particolare la classe 1, la classe 2, i perossidi organici, le materie infettanti e i materiali radioattivi, che seguono regimi dedicati.

La stessa classe su strada, rotaia, mare e aria, che cosa cambia

Poiché tutte le modalità discendono dallo stesso Regolamento delle Nazioni Unite (Orange Book), la classe di pericolo resta invariata qualunque sia il mezzo utilizzato.

Ciò che cambia, e cambia in misura rilevante, è l’insieme delle condizioni alle quali quella merce può essere accettata.

Il trasporto su strada è governato dall’ADR, che disciplina imballaggio, etichettatura, documentazione, equipaggiamento dei veicoli e formazione del personale, e che prevede regimi semplificati per le piccole quantità.

Il trasporto ferroviario segue il RID, regolamento che costituisce un’appendice della convenzione internazionale sui trasporti per ferrovia e che ricalca in larga parte l’impianto dell’ADR.

Il trasporto marittimo è regolato dal codice IMDG, obbligatorio in forza della convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare, che introduce due elementi assenti nelle altre modalità, la nozione di inquinante marino e le regole di segregazione, ossia le distanze minime da rispettare in stiva fra merci di classi incompatibili.

Il trasporto aereo, infine, applica le istruzioni tecniche dell’organizzazione internazionale dell’aviazione civile (ICAO-TI), tradotte operativamente nel regolamento IATA, ed è il regime più restrittivo dei quattro. Una spedizione multimodale, che è la norma nel commercio internazionale, deve soddisfare simultaneamente i requisiti di tutte le modalità coinvolte, e viene quindi allineata al vincolo più stringente.

Perché il trasporto aereo impone il regime più restrittivo

A bordo di un aeromobile la pressione diminuisce, la temperatura varia in modo sensibile e nessun intervento correttivo è possibile durante la tratta.

Un contenitore che tiene perfettamente al livello del mare può cedere in quota, e una perdita che su strada verrebbe rilevata alla prima sosta, in volo resta ignota fino all’atterraggio.

Per questa ragione alcune merci ammesse senza particolari difficoltà sul trasporto stradale risultano vietate a bordo di aeromobili passeggeri, ammesse soltanto su aeromobili cargo oppure escluse del tutto.

Il trasporto aereo richiede inoltre una documentazione specifica, la Shipper’s Declaration, e impone il rispetto di istruzioni di imballaggio proprie, con quantità massime per collo generalmente inferiori a quelle consentite dalle altre modalità.

Merci pericolose non dichiarate, l’errore che nasce da una classe non riconosciuta

Una quota consistente delle merci pericolose non dichiarate non deriva da un comportamento intenzionale ma da un mancato riconoscimento.

Il mittente non sa che il proprio prodotto rientra in una classe di pericolo, e lo spedisce come merce ordinaria. I casi ricorrenti sono sempre gli stessi, apparecchiature elettroniche contenenti batterie al litio, bombolette di aerosol per uso tecnico o cosmetico, campioni destinati a laboratori di analisi, macchinari usati con residui di carburante, pezzi di ricambio di macchinari o auto

Il rischio non è soltanto sanzionatorio, un collo non dichiarato viaggia privo delle protezioni previste, viene stivato senza rispettare le regole di segregazione e non consente ai soccorritori di intervenire in modo appropriato in caso di incidente.

Che cosa fare quando la classificazione non è chiara

Nella pratica quotidiana la difficoltà raramente riguarda la comprensione teorica delle nove classi.

Riguarda piuttosto il passaggio successivo, stabilire con certezza in quale classe ricada uno specifico prodotto quando la scheda di sicurezza è ambigua, quando la merce proviene da un fornitore estero con documentazione non allineata agli standard europei oppure quando si tratta di un articolo composito, che contiene più sostanze o che integra componenti regolamentati.

In queste situazioni il criterio prudenziale è l’unico difendibile, in caso di dubbio la merce va trattata come pericolosa fino a prova contraria e sottoposta a verifica prima del confezionamento. Una spedizione bloccata al terminal comporta costi di giacenza, riprogrammazione del trasporto e, nelle relazioni commerciali internazionali, un danno reputazionale che eccede ampiamente il costo di una verifica preventiva.

U.N. Service opera in questa fase con assistenza tecnica alla classificazione, redazione della documentazione di trasporto, messa in sicurezza e confezionamento dei colli secondo le prescrizioni ADR, RID, IMDG e IACO-IATA, dalla sede di Pessano con Bornago nell’hinterland milanese, in provincia di Milano. Per una valutazione preliminare della propria merce è sufficiente contattare direttamente l’ufficio tecnico.

Domande frequenti sulle classi di pericolo

Quante sono le classi di pericolo delle merci pericolose?

Le classi di pericolo sono nove, numerate da uno a nove. Alcune classi sono suddivise in divisioni interne e questo porta il conteggio operativo a tredici voci

Qual è la differenza fra classe di pericolo e numero ONU?

La classe individua la famiglia di rischio a cui la merce appartiene, per esempio i liquidi infiammabili o le materie corrosive. Il numero ONU è invece un codice di quattro cifre che identifica la singola sostanza. Sostanze diverse possono condividere la stessa classe mantenendo numeri ONU differenti. Dalla classe si ricava il tipo di etichetta da applicare, dal numero ONU si ricavano le istruzioni di imballaggio applicabili.

In quale classe rientrano le batterie al litio?

Le batterie agli ioni di litio e le batterie al litio metallico rientrano nella classe 9, materie e oggetti pericolosi diversi. Le disposizioni variano in modo significativo a seconda che si tratti di celle o batterie singole, di batterie imballate insieme a un’apparecchiatura oppure di batterie già installate all’interno di essa, e cambiano ulteriormente fra trasporto stradale, marittimo e aereo, quest’ultimo soggetto alle limitazioni più rigide.

Come si riconosce se un prodotto è una merce pericolosa?

L’informazione va cercata nella scheda di sicurezza del prodotto, nella sezione dedicata alle informazioni sul trasporto, dove devono comparire numero ONU, denominazione ufficiale, classe e gruppo di imballaggio. Se quella sezione è vuota o riporta l’indicazione che il prodotto non è regolamentato per il trasporto, la merce non rientra fra quelle pericolose. Quando la sezione è incompleta o ambigua, è necessaria una verifica tecnica prima della spedizione.

Chi è responsabile della classificazione della merce?

La responsabilità ricade sul fabbricante e sullo speditore, che conoscono la composizione e le proprietà del prodotto. Il trasportatore non è tenuto a classificare la merce, ma è tenuto a verificare la coerenza formale della documentazione che riceve e può rifiutare il carico se rileva anomalie. Affidare la classificazione a un operatore specializzato non trasferisce la responsabilità, ma riduce sensibilmente il rischio di errore.

Che cosa succede se la classificazione è sbagliata?

Le conseguenze si manifestano su tre livelli. Sul piano operativo il carico viene rifiutato alla presa in consegna oppure fermato durante un controllo, con costi di giacenza e riprogrammazione. Sul piano amministrativo sono previste sanzioni a carico dello speditore. Sul piano della sicurezza, una merce classificata in modo errato viaggia senza le protezioni adeguate e impedisce ai soccorritori di intervenire correttamente in caso di incidente.